La voce si diffonde…
Oggi e dopo tanti eventi organizzati per questo grave problema, voglio parlarvi dei padri separati che cadono in depressione cosa ben diversa dalla pazzia, quando, lasciati soli, non riescono più a sopportare l’esproprio dei figli, le cattiverie della persona con cui li avevano messi al mondo, l’indifferenza delle istituzioni, la faziosità di chi dovrebbe tutelare, la miseria che non permette loro di arrivare alla fine del mese, offrire una pizza ai figli e nemmeno di pagare il canone di locazione per una abitazione, piccola, ma dignitosa, per viverci e per accogliere i propri figli quando dovrebbero stare con lui.
Molti spesso, la madre dei suoi figli, grazie all’assegnazione del giudice, spesso occupa la casa da lui costruita, con tanti sacrifici e straordinari, quando ancora non conviveva, oppure di cui ancora deve pagare da solo il mutuo, mentre la signora sfrutta la collocazione dei figli per ospitare stabilmente il compagno del momento.
Lei stessa, invece, dovrebbe corrispondere al legittimo proprietario l’equivalente del canone d’affitto per la parte da lei occupata. La Giustizia, però, non osa attaccare i privilegi materni, coperti dalle associazioni femministe, dai centri antiviolenza e/o dai servizi sociali, con la protezione della politica locale.
Alcuni padri, purtroppo, sopraffatti e non concretamente aiutati dalle istituzioni, si tolgono la vita e lo fanno in modo pubblico, ma tantissimi lo fanno mascherando il loro suicidio.
I minori, orfani di padre suicida, esistono e non possiamo ignorare un fatto devastante per i figli, rimasti senza padre, e per la stessa società.
La Caritas distribuisce vari e consistenti sussidi alle famiglie separate (madri) e nasce spontanea la domanda sull’origine dei soldi, perché, se fossero soldi pubblici, si devono conoscere le modalità di distribuzione, i criteri per mezzo dei quali vengono ritenuti meritevoli alcuni soggetti, ma non altri, e si deve sapere a chi vengono elargiti. Chiarezza occorre anche sull’assegnazione delle case di edilizia popolare, modificando, sull’esempio di altri enti locali, il regolamento di accesso, con la destinazione di una qualificata quota delle abitazioni ai padri separati, poiché sono una categoria fortemente penalizzata, perché non possono decurtare i redditi dall’assegno versato per i figli e dalle spese straordinarie, mentre le somme extra percepite dalla madre non compaiono nella dichiarazione dei redditi materni, come i redditi dei mascherati conviventi.
Il suicidio dei padri separati è palesemente provocato dalle intransigenze della madre, dei pressapochisti operatori sociali, compresi molti assistenti sociali, dalle sentenze di affido dei minori palesemente discriminanti il padre e/o dalle lobby che predominano nella gestione del servizio sociale.
Da non perdere
Materiale utile
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- Doc: Codice Deontologico Forense