Non rispettare i turni di visita non è una dimenticanza, è un atto di forza.

Non rispettare i turni di frequentazione non è una semplice dimenticanza.
È un atto di forza.
E a subirlo non è l’ex partner: sono i figli.
Quando un genitore priva i figli dei giorni di festa stabiliti con l’altro genitore, non si limita a gestire un conflitto tra adulti:
sta sottraendo ai bambini momenti significativi, esperienze che contribuiscono alla costruzione della loro memoria affettiva.
Le festività, i compleanni, sono giorni “speciali”, occasioni in cui i figli consolidano il senso di appartenenza, continuità e sicurezza.
Quale messaggio arriva ai figli quando gli accordi vengono disattesi?
Che i loro bisogni possono aspettare?
Che l’amore si può usare come leva?
Che per voler bene a entrambi i genitori si deve pagare un prezzo?
I bambini non si abituano.
Imparano piuttosto a ridimensionarsi, a non chiedere, a non esporsi.
Portano dentro il peso di decisioni che non hanno scelto.
Rispettare i turni non è solo un obbligo giuridico.
È un indicatore di responsabilità emotiva e di maturità genitoriale.
È riconoscere che i figli non sono un territorio da presidiare, ma persone da tutelare.
Vale davvero la pena usare il proprio ruolo di madre o di padre come strumento di potere?
Chi stiamo proteggendo, quando impediamo ai bambini di vivere un rapporto autentico con l’altro genitore?
E soprattutto: che adulti stiamo aiutando a diventare?
Mettere al centro i figli significa una cosa sola:
separare il conflitto dalla genitorialità.
Tutto il resto è usare i figli per ferire l’altro genitore. Non è amore. E ai bambini, l’amore così, fa male.