DARVO: la manipolazione usata nei tribunali

Mai provata la sensazione straziante di denunciare un torto di cui si è vittime, ma di ritrovarsi invece dipinti come il colpevole?
Si tratta di una delle strategie manipolatorie più subdole ed efficaci, usata dai partner conflittuali sia personalmente che attraverso i tribunali: la DARVO.

Non è un nuovo marchio di moda o un acronimo tecnologico. DARVO sta per Deny, Attack, and Reverse Victim and Offender, che in italiano si traduce in Nega, Attacca e Inverti Vittima e Carcerefice.
È una tattica psicologica, descritta per la prima volta dalla ricercatrice Jennifer Freyd, che usa il potere o l’inganno per controllare gli altri, e viene adottata per sfuggire alle proprie responsabilità.

I Tre Passi della Danza Macabra della DARVO

Questa strategia non è casuale, ma segue un cop preciso e spietato.

  1. DENY (Nega)
    Il primo passo è la negazione più totale e assoluta.
    L’accusato nega con fermezza che l’evento si sia mai verificato. “Non è mai successo”, “Stai inventando tutto”, “Non ricordo nulla di simile”.
    La negazione non è una semplice difesa, ma un attacco alla realtà stessa della vittima, mettendo in discussione le sue percezioni e la sua memoria.
  2. ATTACK (Attacco)
    Una volta stabilito un campo di incertezza, il manipolatore passa al contrattacco.
    L’obiettivo non è difendersi, ma distruggere la credibilità dell’accusatore.
    L’attacco può essere diretto e personale (“Sei pazzo/a”, “Sei troppo sensibile”, “Hai sempre cercato problemi”) oppure può mirare a screditare la vittima agli occhi degli altri (“Fai sempre vittimismo”, “Cerca solo attenzione”).
    In questa fase, la vittima viene isolata, degrata e/o umiliata.
  3. REVERSE VICTIM AND OFFENDER (Inverti vittima e carcerefice)
    Questo è il capolavoro della manipolazione.
    Dopo aver negato i fatti e attaccato chi li ha denunciati, il manipolatore si trasforma nel vero protagonista ferito.
    “Come puoi accusarmi dopo tutto quello che ho fatto per te?”, “Questa accusa mi sta distruggendo”, “Io sono la vera vittima qui, vittima delle tue calunnie”.
    A questo punto, i ruoli sono capovolti: chi ha subito il torto è ora il persecutore, e chi ha commesso l’abuso diventa la povera vittima incompresa.

Nelle vie giudiziali si traduce in essere accusati e dover rispondere per ciò che invece compie l’accusatore.
E questo avviene quasi sempre
.

La DARVO nei tribunali: una battaglia a senso unico

Sebbene la DARVO sia una tattica comune in relazioni tossiche e abusive, è nei tribunali che mostra il suo lato più distruttivo.
In un’aula di giustizia, dove la verità dovrebbe emergere, la DARVO diventa un’arma legale letale.

Un avvocato esperto (o un accusatore senza scrupoli) può usare questa strategia per confondere sia i giudici che la giuria.
La negazione sistematica degli atti, l’attacco alla credibilità della vittima (spesso definita “inattendibile”, “vendicativa” o “instabile”) e la successiva auto-rappresentazione come vittima di un sistema o di un’accusa infondata possono creare un dubbio ragionevole sufficiente a far cadere qualsiasi accusa.

In casi di violenza domestica, stalking o abuso, la vittima si ritrova a dover combattere su due fronti: deve prima dimostrare di essere credibile e solo poi poter tentare di far valere la propria versione dei fatti.
Ed ecco che i processi si allungano, la burocrazia aumenta… tu paghi.

La DARVO sfrutta i pregiudizi latenti e la tendenza a non voler credere che una persona “perbene” possa essere capace di determinate azioni, lasciando la vera vittima sola e inascoltata.
È un grande problema perché la vittima, inconsapevole, deve usare il doppio o il triplo delle forze per ritornare credibile.
Nelle separazioni coniugali con figli, gli uomini di default non sono credibili e sono violenti e approfittatori.

Come Riconoscere e Difendersi dalla DARVO

Riconoscere la DARVO è il primo passo per disarmarla.

  • La negazione o la presunzione è totale e rigida
    Non c’è spazio per dubbi, riprove o discussione.
  • L’attacco è personale, non sui fatti
    Invece di rispondere all’accusa o ai fatti, si attacca personalmente chi la formula.
  • L’inversione dei ruoli è repentina
    Si passa da “non l’ho fatto” a “tu mi stai facendo del male” in un batter d’occhio.
  • Ti senti confuso/a e gaslightato/a
    Inizi a dubitare dei coinvolti, della tua stessa sanità mentale e della tua percezione della realtà.

Come difendersi

  1. Mantieni l’ancora alla realtà
    Ricorda sempre a te stesso/a cosa è successo.
    Scrivi o registra laddove necessario.
    La DARVO mira a farti dubitare di te, non tanto a confondere i fatti.
  2. Non cadere nella trappola del dibattito
    Un manipolatore non cerca la verità, ma la tua reazione.
    Non cercare di convincerlo a tutti i costi; è una battaglia persa in partenza.
  3. Nomina la tattica
    Se ti senti sicuro/a, puoi dire chiaramente: “Stai cercando di invertire i ruoli” o “Questa è una tattica di manipolazione”.
    Smascherare la strategia può togliere potere.
  4. Cerca supporto esterno
    Parla con amici fidati, familiari, terapeuti e/o esperti chiamati anche solo a testimoniare.
    Avere qualcuno che confermi la tua realtà è fondamentale per contrastare l’isolamento imposto dalla DARVO.
  5. Documenta tutto e se puoi agisci preventivamente
    Raccogli ogni prova possibile: messaggi, email, testimonianze.
    La documentazione è la tua migliore difesa contro la negazione.

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